La maternità surrogata o “utero in affitto” è la pratica di procreazione assistita per cui una donna si assume l’obbligo di provvedere alla gestazione e al parto per conto di un’altra persona o una coppia cui verrà affidato il nascituro.
Il fenomeno è fortemente discusso e criticato: c’è chi lo ritiene ammissibile come espressione del diritto ad avere un figlio e chi invece sottolinea la commercializzazione del corpo femminile e lo svilimento della dignità della donna.
L’art. 12, co. 6, parte seconda, l. n. 40/2004, incrimina e punisce con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da € 600.000 a € 1.000.000 «Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità».
Tale divieto normativo viene però aggirato da chi si rivolge all’estero, nei paesi in cui la maternità surrogata è permessa. Spesso accade che il figlio venga riconosciuto dai genitori non naturali nello Stato estero e iscritto nella relativa anagrafe; successivamente, sulla base dei dati riportati nel certificato di nascita, si tenta di ottenere la sua iscrizione nell’anagrafe italiana. Il desiderio e il diritto di avere un figlio spesso è universale e non riguarda solo le coppie omogenitoriali, ma anche coppie che per problemi di salute non possono procreare. Le sfaccettature e le implicazioni legali e morali sono tante da entrambe le parti. Una delle tesi utilizzate per discriminare la gestazione per altri è la condizione della donna che, in alcuni paesi più poveri e con regolamentazioni sanitarie diverse, utilizzerebbe donne in difficoltà economica, costrette a fare da madri surrogate per un mero bisogno economico.
Lo scorso aprile 2022 la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha adottato il testo base della proposta di legge n. 306 (proposta Meloni) che propone di rendere la gestazione per altri (GPA o maternità surrogata) un “reato universale” e cioè illegale anche qualora la procedura avvenga all’estero.
La Legge sulla procreazione assistita verrà, dunque, integrata?
Ai posteri l’ardua sentenza!
avv. Lucia Lonigro